Nel rispetto della sua impegnata ricerca di sempre di dare il giusto valore ad una didattica linguistica orientata al plurilinguismo individuale e quindi della sua vita scientifica spesa nel cerca di promuovere l’insegnamento delle “lingue”, anche nella ricerca sulle migliori modalità di trasmissione della lingua tedesca in Italia, mi permetto di condividere solo in parte il Suo intervento “Mistilingue, una visione separatista”.
I mistilingue non sono certo alla ricerca di vantaggi in relazione ad una loro presunta maggiore competenza linguistica. Non esiste in loro il senso di superiorità ricercata, alla quale Lei fa riferimento.
Per me e per i mistilingue, come per qualsiasi altro uomo di cultura, degli affari, aperto ai confini, la pluralità di conoscenza linguistica è una necessità e convinzione, che porta in sé la possibilità di comunicare, di apprendere, di vivere delle sensazioni dirette nell’immersione di un’orchestra di sensazioni nelle quali anche l’espressione non solo linguistica, ma anche il tono, la cadenza e quant’altro, possono essere parte di un’armonia di immersione in situazioni diverse, in paesaggi e quindi vita nell’insieme.
La conoscenza delle lingue avvicina e dà espressività e quindi è una componente dell’uomo nella sua completezza. Certamente può rappresentare anche opportunità, ma meno o per nulla dei diritti.
Il tema dei mistilingue in Alto Adige emerge su un altro livello di osservazione, laddove la nostra autonomia prevede delle tutele particolari per le minoranze linguistiche e per riferirmi al secondo punto del Suo intervento, esse non sono invenzione dei “mistilingue”, ma sono definite “conquiste” di anni di battaglia politica territoriale.
L’ottenere case popolari, mutui, riconoscimenti sociali o carriere diverse o anche politiche, non sono conquiste dei mistilingue e come tali quindi privilegi ad essi concessi o migliori privilegi ottenibili grazie al loro essere “tri-lingui” nativi o meno, ma nemmeno voluti, nella ricerca di uno “Status” di vantaggio o protezione.
E’ necessaria una nuova analisi dell’impianto normativo autonomistico che da tutte le parti, dalla stessa SVP, è ritenuto oggi superato e da rivedere che è sempre rimandata.
Ciò è dovuto certo alla situazione politica romana, piuttosto che al grande frazionamento del mondo italiano locale, ma anche alla continua provocazione mediatica su tematiche etniche che viene sostanzialmente sempre da chi ha maggiormente interessa a dividere, invece che accomunare in uno spirito costruttivo.
Ora siamo davanti al censimento e certo, il doversi classificare “italiani”, “tedeschi”, “ladini”, o “altri”, non coglie a mio avviso l’esigenza di una società culturalmente e linguisticamente ricca come la nostra, laddove se di protezione si deve parlare è certo dell’autonomia nel suo insieme, nelle prerogative territoriali particolari, ma molto meno al suo interno tra i diversi gruppi etnici, nelle varie forme di osmosi realmente sviluppatesi negli anni.
Non sono convinto della necessità di un nuovo gruppo “mistilingue”, ma certamente di dover rispettare maggiormente la loro innata vita di “convivenza” culturale e linguistica, non relegandoli tra gli “altri”, con tutto ciò che ne deriva.
Io cerco di poter essere “mistilingue”, non nel solo senso linguistico, ma di immersione globale nella nostra ricchezza territoriale, italiano e tedesco insieme, come sono.
Quindi Athesino! Non certo Mischling, nel senso, spesso negativo, attribuito a questa definizione.
E quindi “non sono altro”!
Se poi l’essere etnicamente classificati dall’una o dall’altra parte sposta percentuali di assegnazioni di posti di lavoro o altro, ma anche di “poltrone” politiche, o conferisce diritti di elettorato passivo, sempre nell’ottica di una difesa di minoranze, ciò non è voluto dai mistilingue ed è forse da rivedere.
Per me ciò che conta è di costruire autonomia Athesina all’interno della quale gli autoctoni convivano sentendosi tutti parte di un progetto, dove nessuno prevarica nessun’altro e quindi nemmeno possiede “privilegi”.
Più che reintrodurre quindi nuovi gruppi, rivediamo il significato della “minoranza territoriale” e delle “protezioni etniche”.
Dott. Alberto Berger – Presidente di Athesis