La società athesina è caratterizzata da più culle etniche, ognuna con sue precise ricchezze culturali, sociali, linguistiche nei diversi idiomi anche dialettali, nella ricca storia di famiglie, tradizioni e costumi.
Basta attraversare le nostre valli, osservare gli innumerevoli resti di castelli e chiesette storiche, di masi sparsi nei paesaggi, che nonostante si immergano nella vita di generazioni passate, sono oggi presenti con la loro operosità anche nell’innovazione dell’agricoltura di oggi.
Sono culle di economia, società e civiltà che hanno caratteri specifici.
Che queste culle debbano preservare le loro ricchezze e quindi le loro caratteristiche e che ciò debba essere tutelato, non ha nulla in se di conflittuale, è insito nel senso di appartenenza ad una società che ha una sua caratterizzazione, un’armonia ed autonomia di espressione che deve essere rispettata, ma anche giustamente valorizzata.
E’ un approccio culturale antropologico, più che politico.
Poi appunto la storia ha mostrato come ideologie nazionaliste possano far prevalere presunti interessi centrali agli interessi territoriali e qui, con l’avvicinarsi della Pentecoste, senza pensare solo al fascismo, possiamo pensare al pericolo dell’invasione delle truppe napoleoniche ed ai fuochi del Sacro Cuore, tradizione che parte dal 1976 e si ripete nel Corpus Domini, il I° luglio di ogni anno.
E’ ovvio che una difesa ispirata da un senso popolare, può organizzarsi, nei momenti di maggiore tensione e sofferenza, attraverso le associazioni ed i partiti politici, che operano quindi anche per il raggiungimento di obiettivi, attraverso le leggi.
Il pacchetto con le norme di attuazione dello Statuto dell’Autonomia, dopo un percorso di quasi 50 anni, è arrivato a formulare un equilibrio, spesso oggetto di discussioni a toni accesi, ma di fatto si è arrivati alla famosa quietanza liberatoria dell’Austria del 11 giugno 1992, ormai quasi vent’anni fa.
Il nuovo Statuto d’Autonomia del 1972, rappresenta senza dubbio la più importante conquista per la Provincia, sia dal punto di vista politico che culturale, che sociale ed economico e sigilla la chiusura di un epoca.
Oggi io credo si possa con onestà dire che esistono dei problemi nella nostra società ben più importanti che non il disagio etnico, basti pensare alla crisi economica, ai problemi dei giovani e del loro futuro nel mondo lavoro, al futuro delle famiglie, ai rischi relativi alle fonti energetiche ed alle risorse naturali, ecc.
Oggi la nostra società organizzata, in una reale democrazia di espressione, può calare la “guardia” etnica, perché non sta più qui la minaccia.
Oggi tutta la società del nostro territorio può trovare nell’Autonomia della nostra Provincia e Regione valide motivazioni per un impegno costruttiva alla difesa delle proprie ricchezze e prerogative.
Ecco perché io credo sia il tempo di rivedere il concetto di “minoranza” da tutelare.
Quindi non ha senso eliminare i gruppi etnici, se esistono come culle ricche della nostra società, non ha senso crearne di nuovi, per i mistilingue, se essi preservano i nostri caratteri autocotoni.
L’aspettativa di un gruppo etnico mistilingue si cala sull’esistenza di protezioni etniche e proporzionali, ma può essere superata dal ridimensionamento di tutele oggi non più così necessarie.
Eliminiamo quindi i fronzoli di inutili privilegi o divisioni al nostro interno, che sono “gomitate” tra di noi ed allora sì che può bastare il dichiarare qual’è la propria lingua primaria e quali le lingue conosciute.
Ma quando ne parliamo e con chi?
Alberto Berger – Presidente laboratorio Athesis – innovatori e mistilingue nel Popolo della Libertà
Pubblicato da athesis