Le mie recenti vicende politiche, la mia candidatura al Senato in Bassa Atesina sfumata all’ultimo momento per una candidatura alla Camera “defilata”, come hanno scritto i giornali, ha evidenziato il problema che è stato il forse il motivo più importante della mia rinuncia, forse coraggiosa e forse clamorosa.
Lo ha anticipato in maniera cruda Giorgio Holzmann quando di recente ha esordito sui giornali che con la mia candidatura al Senato, in un partito italiano, “si rischia di fare peggio del PD che ha consegnato il seggio ad Oskar Peterlini”.Non siamo molto lontani da quelle posizioni di “gabbie etniche” oggi denunciate in seguito agli interventi dell’SVP, in relazione alla protezione da introdurre nelle scuole materne, rispetto al presunto inquinamento linguistico.Il tema emerge quindi anche in relazione al rapporto di Elena Artioli con il suo partito SVP, che rifiuta di considerarla degna ad una candidatura alle provinciali, perché dichiarata italiana. Mentre però la SVP di rifà ad uno Statuto del proprio partito, non così succede per il mondo politico così detto “italiano”, che però similmente si divide tra due posizioni: quella che vede la necessità di un “partito di raccolta degli italiani” a difesa dei diritti degli italiani, l’altra posizione ben più moderna ed evoluta di chi vede oggi la necessità di superare le gabbie etniche a favore di un’appartenenza territoriale rispettose di diverse origini storiche, culturali, linguistiche, vedi il Focus della nostra associazione Athesis. Io, Alberto Berger, non ho assolutamente intenzione, contrariamente a quanto annunciato da Elena Artioli, di cambiare dichiarazione di appartenenza etnica.Lo Statuto dell’Autonomia e quindi gli scenari normativi locali ci hanno imposto di schierarci in gruppi etnici ed hanno definito una proporzionale attribuzione di opportunità e diritti ai differenti gruppi così misurati.La scelta è stata difficile, per appartenenti a famiglie miste, spesso frutto anche di opportunismi, ad esempio per le necessarie dichiarazioni di cittadini esteri, che assumono la cittadinanza nelle nostre terre. E’ indubbio che vivo con sensibilità questa situazione, da tedesco dichiarato, nei tempi di una mia maggiore immersione nel mondo culturale e sociale tedesco, ma da mistilingue forse oggi più italianizzato rispetto alla mia anima tedesca. Una ricchezza interiore che si trasforma, in particolari momenti della tua vita, specialmente nei riguardi della società, in motivi di stress e tensione. E partiamo pure dal mio impegno politico sostenuto proprio da questa mia visione di superamento dei confini di queste separazioni, per valorizzare le diverse anime come ricchezze, senza minoranze, nella varietà delle culture e delle espressioni dei mondi diversi di origine etnica.Un approccio antropologico positivo di condivisione nella diversità, di ricchezza nella diversità. Ma nel contesto della distribuzione proporzionale di opportunità in funzione della dichiarazione etnica, ci si chiede se Alberto Berger, dichiarato tedesco, ma di animo aperto, rappresentante delle aspettative di apertura interetnica, attivo in un contesto politico più vicino all’ascolto ed alla rappresentanza delle istanze di difesa del mondo italiano, nell’ipotesi di una sua elezione al Senato o semplicemente in una carica politica in Provincia, possa nuocere all’uno o all’altro gruppo. E’ una domanda aperta che vuole sollevare un dibattito tecnico, sulle normative attuali in vigore, ma anche rivolgersi alla sensibilità dei potenziali elettori per capire se effettivamente prevale la preoccupazione che io possa nuocere con la mia azione politica il gruppo etnico italiano, come un certo orientamento di pensiero tende a sottolineare. Io sono convinto che i nostri elettori si sono oggi evoluti, specialmente se guardano al futuro dei loro figli e non si lasciano influenzare più di tanto da prese di posizione “etniche” e tendono a premiare chi si impegna nel superamento di “barriere” anacronistiche. Certo, si dovranno rispettare anche posizioni più rigide, nazionalistiche, ma così come me, molti e sempre di più e mi riferisco primariamente agli autoctoni, ma con una chiara visione di un problema importante che si avvicina per la presenza di cittadini “del mondo” che si radicano con le loro famiglie nelle nostre terre, trasformano limiti di difesa in ricchezze da condividere. Ma è un dibattito che volentieri sollevo pubblicamente, tra la gente e nel mondo politico.
Alberto Berger – laboratorio Athesis