Il “tedesco” candidato in un partito degli italiani

marzo 17, 2008

Gentile dott. Berger,

come sa la composizione etnico-linguistica del Consiglio provinciale incide soltanto sulla proporzionale della Giunta. Un tedesco in più o in meno potrebbe significare un assessore italiano in più o in meno. Ma a parte questo, la composizione del Consiglio non ha alcun riflesso sulla proporzionale generale, per cui non ci sarebbe alcun danno alla “comunità italiana”. Al più, il danno sarebbe alla rappresentanza politica della stessa comunità, ma la cosa riguarda solo le pochissime persone potenzialmente interessate a diventare assessori, anche se a leggere i giornali sembra che la questione del terzo assessore italiano sia un elemento determinante per il “disagio”…

Ciò detto, ovviamente queste vicende possono sempre prestarsi a strumentalizzazioni politiche, in un senso o nell’altro, come del resto più o meno ogni tema. Ma è anche chiaro che rimane una questione limitata a quegli italiani che sono in Consiglio (e poi in Giunta) provinciale, dunque non è precisamente un problema di ordine generale, per quanto capisco bene che possa essere politicamente sensibile.

Personalmente ritengo che non sarebbe male sparigliare un pò le carte: magari con un bel ticket con la Artioli (una italiana nelle fila della SVP, un tedesco in quelle del centro-destra), la questione dei mistilingui (e più in generale di chi ha un approccio non rigido all’appartenenza etnica) potrebbe diventare molto trasversale e acquisire maggior peso politico. Allo stesso tempo, pur essendo adesso all’estero, mi pare di capire che il clima politico non sia (ancora?) particolarmente favorevole a questi sviluppi.

Intanto i migliori auguri per l’iniziativa, spero a presto.

Con i più cordiali saluti

Francesco Palermo

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From: Alberto Berger – Polis [mailto:alberto.berger@polis.bz.it]

Sent: Sun 16/03/2008 08:59

To: Palermo Francesco

Subject: Il “tedesco” candidato in un partito degli italiani

Caro Francesco Palermo

Mi rivolgo a Te per un aiuto nel chiarire se una mia elezione ( è un ragionamento puramente teorico sollevato in una discussione tra amici)  in Consiglio Provinciale, come “tedesco”, danneggerebbe la comunità italiana.

Si dice che purtroppo la proporzionale sposterebbe il numero di dipendenti pubblici da poter assumere e qui AN ha già annunciato di essere quindi contraria ad una mia candidatura.

Le mie recenti esperienze per quanto attiene alla candidatura al Senato, hanno dimostrato quanto influente può essere questo pensiero, se cavalcato da una leadership al momento emergente, quale quella di Giorgio Holzmann.

Capisco che queste problematiche hanno un loro peso, ma credo si debba trovare anche il coraggio di non subire, ma inquadrare correttamente il tema nel suo complesso, per poi promuovere altre soluzioni.

La mia impressione è che sempre più la gente rifiuti le barriere etniche e credo che la figura di un candidato, per ciò che rappresenta la sua storia di vita, la sua immagine, i suoi valori ed il suo impegno prevalgano rispetto alle vecchie armi di battaglia, specialmente, come nel mio caso, si rilevi l’impegno a volere costruire un’autonomia territoriale condivisa, che appassioni e leghi insieme popoli diversi come comune ricchezza e non minoranza.

Il mio desidero è di proseguire per il mio percorso, per ora come associazione pre-politica Athesis e quindi sarei ben lieto di potere eventualmente vedere anche la tua costruttiva ed esperta partecipazione.

Per il chiarimento che mi aiuterai a darmi, Ti ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti

Alberto Berger


Il mistilingue scomodo

marzo 17, 2008
Le mie recenti vicende politiche, la mia candidatura al Senato in Bassa Atesina sfumata all’ultimo momento per una candidatura alla Camera “defilata”, come hanno scritto i giornali, ha evidenziato il problema che è stato il forse il motivo più importante della mia rinuncia, forse coraggiosa e forse clamorosa.
Lo ha anticipato in maniera cruda Giorgio Holzmann quando di recente ha esordito sui giornali che con la mia candidatura al Senato, in un partito italiano,  “si rischia di fare peggio del PD che ha consegnato il seggio ad Oskar Peterlini”.Non siamo molto lontani da quelle posizioni di “gabbie etniche” oggi denunciate in seguito agli interventi dell’SVP, in relazione alla protezione da introdurre nelle scuole materne, rispetto al presunto inquinamento linguistico.Il tema emerge quindi anche in relazione al rapporto di Elena Artioli con il suo partito SVP, che rifiuta di considerarla degna ad una candidatura alle provinciali, perché dichiarata italiana. Mentre però la SVP di rifà ad uno Statuto del proprio partito, non così succede per il mondo politico così detto “italiano”, che però similmente si divide tra due posizioni: quella che vede la necessità di un “partito di raccolta degli italiani” a difesa dei diritti degli italiani, l’altra posizione ben più moderna ed evoluta di chi vede oggi la necessità di superare le gabbie etniche a favore di un’appartenenza territoriale rispettose di diverse origini storiche, culturali, linguistiche, vedi il Focus della nostra associazione Athesis. Io, Alberto Berger, non ho assolutamente intenzione, contrariamente a quanto annunciato da Elena Artioli, di cambiare dichiarazione di appartenenza etnica.Lo Statuto dell’Autonomia e quindi gli scenari normativi locali ci hanno imposto di schierarci in gruppi etnici ed hanno definito una proporzionale attribuzione di opportunità e diritti ai differenti gruppi così misurati.La scelta è stata difficile, per appartenenti a famiglie miste, spesso frutto anche di opportunismi, ad esempio per le necessarie dichiarazioni di cittadini esteri, che assumono la cittadinanza nelle nostre terre. E’ indubbio che vivo con sensibilità questa situazione, da tedesco dichiarato, nei tempi di una mia maggiore immersione nel mondo culturale e sociale tedesco, ma da mistilingue forse oggi più italianizzato rispetto alla mia anima tedesca. Una ricchezza interiore che si trasforma, in particolari momenti della tua vita, specialmente nei riguardi della società, in motivi di stress e tensione. E partiamo pure dal mio impegno politico sostenuto proprio da questa mia visione di superamento dei confini di queste separazioni, per valorizzare le diverse anime come ricchezze, senza minoranze, nella varietà delle culture e delle espressioni dei mondi diversi di origine etnica.Un approccio antropologico positivo di condivisione nella diversità, di ricchezza nella diversità. Ma nel contesto della distribuzione proporzionale di opportunità in funzione della dichiarazione etnica, ci si chiede se Alberto Berger, dichiarato tedesco, ma di animo aperto, rappresentante delle aspettative di apertura interetnica, attivo in un contesto politico più vicino all’ascolto ed alla rappresentanza delle istanze di difesa del mondo italiano, nell’ipotesi di una sua elezione al Senato o semplicemente in una carica politica in Provincia, possa nuocere all’uno o all’altro gruppo. E’ una domanda aperta che vuole sollevare un dibattito tecnico, sulle normative attuali in vigore, ma anche rivolgersi alla sensibilità dei potenziali elettori per capire se effettivamente prevale la preoccupazione che io possa nuocere con la mia azione politica il gruppo etnico italiano, come un certo orientamento di pensiero tende a sottolineare. Io sono convinto che i  nostri elettori si sono oggi evoluti, specialmente se guardano al futuro dei loro figli e non si lasciano influenzare più di tanto da prese di posizione “etniche” e tendono a premiare chi si impegna nel superamento di “barriere” anacronistiche. Certo, si dovranno rispettare anche posizioni più rigide, nazionalistiche, ma così come me, molti e sempre di più e mi riferisco primariamente agli autoctoni, ma con una chiara visione di un problema importante che si avvicina per la presenza di cittadini “del mondo” che si radicano con le loro famiglie nelle nostre terre, trasformano limiti di difesa in ricchezze da condividere. Ma è un dibattito che volentieri sollevo pubblicamente, tra la gente e nel mondo politico. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis


La SVP raccoglie le statistiche sulla situazione di bambini italiani negli asili tedeschi

marzo 17, 2008

Nel 1958 e sono passati parecchi anni, così come erano altri anni, figlio di padre tedesco e di madre italiana, come tutte le famiglie, anch’io sono entrato in un asilo.  Italiano il primo anno, tedesco, a Gries il secondo anno, quasi come anticamera per le scuole elementari tedesche alle Rosmini, che quest’anno festeggiano 100 anni di vita. Non ricordo traumi particolari sulla mia pelle, ma ricordo bene la mosa al latte e la cioccolata gratuggiata, che la Tante Gerlinde ci offriva a merenda. Allora in questa esperienza mistilingue, eravamo forse mosche bianche. Poi le scuole elementari tedesche fino alla quarta ed il passaggio alla quinta, alle elementari Longon.Una passeggiata che ha richiesto qualche fatica, specialmente per i miei genitori e qualche fatica nell’orientamento linguistico certamente per me. Erano allora i primi abbozzi di teorie per l’apprendimento precoce delle lingue.Il mio percorso scolastico è proseguito più o meno così fino al liceo, con scuole pubbliche e private in lingue diverse, che si alternavano la mattina ed il pomeriggio. Non certo facile, ma un tentativo che mi ha permesso di apprendere le lingue, ma anche di immergermi nel pensiero nella cultura e tradizioni di due mondi della nostra terra. Un salto agli anni 80 e 90 con i miei figli. Prima Christian, poi Elisa ed infine Anna. Padre mistilingue, madre italiana. La nostra decisione fu diversa: solo scuole tedesche, dall’asilo alla fine del liceo e così  è stato. Poi il passaggio per i primi due figli all’Università italiana, con la terza si vedrà. Nell’esperienza quindi vissuta ho maturato concretamente alcune convinzioni ed oggi ritengo che sia giusto rispettare la preoccupazione che una scuola, italiana o tedesca, debbano prevalentemente poter completare al meglio la formazione nella lingua primaria, salvo affiancare l’apprendimento della seconda lingua italiana o tedesca che sia e se del caso una terza lingua ancora, come l’inglese. Il che significa che è bene che esistano, come prevede l’art. 19 dello Statuto d’Autonomia, le scuole italiane, tedesche e ladine, nelle quali seguire un percorso di apprendimento linguistico e culturale relativo alla propria lingua madre.Il forzare la mano nelle scuole, da quelle dell’infanzia a quelle successive, inserendo bambini provenienti da famiglie di gruppi etnici e lingue diverse, crea problemi per gli insegnati, per i programmi di studio e quindi lecite preoccupazioni. Ma il tema non si esaurisce qui : al di là quindi di una pulizia teorica del concetto nell’art. 19 dello Statuto d’Autonomia, si deve poter evolvere verso un modello di immersione ed integrazione linguistica, come libera scelta educativa, che genitori di famiglie mistilingue o meno, in relazione alla propria formazione o propensione, a diverse teorie e visioni per il futuro dei propri figli. Se ho un’osservazione da fare, in relazione all’esperienza mia personale ed a quella dei figli è che una forzatura nel rendere più “aperte” le attuali scuole, inserendo alunni ed alunne provenienti da famigli di nuclei linguistici diversi, rischia di trasferire sui giovani tensioni di un problema non risolto e sono proprio i giovani a subire dei traumi che possono evolvere poi in un rifiuto a continuare l’esperimento. Molto meglio definire la presenza di strutture scolastiche distinte e nuove, con docenti e programmi, orientati a modelli didattici moderni di integrazione linguistica, dove chi si iscrive o chi vi insegna, ha già compiuto quella maturazione e quel salto mentale che supera la “barriera etnica di difesa”, come libera e convinta scelta. Se poi la nostra società, di fronte comunque ad un crescente pluralismo etnico derivante dalla europeizzazione o globalzzazione saprà estendere queste esperienze, io troverei comunque sempre giusto garantire anche la scuola “pura” prevista oggi. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis 


Berger ed Artioli, fronti diversi, ma identico destino?

marzo 17, 2008
Parto dal fondo dell’interessante articolo di oggi su Gabriele di Luca sul Corriere dell’Alto Adige:no, la “vecchia politica” non lascia il campo alla sfiducia che qualcosa possa sul serio cambiare, anzi, stimola a reagire e ad impegnarsi ancora di più, con coerenza, dignità ed immagine.Sembra strano, ma Michaela Biancofiore voleva “regalarmi visibilità” in una posizione “defilata” alla Camera. Un regalo ad una “persona per bene”, che meritava una visibilità marginale, come gratificazione marginale, per colui che è da poco in FI e non “ha pazienza”. Poco contava il nostro progetto Athesis, forse poco capito, o forse troppo capito, con una sua autonoma visibilità e dignità, al punto da preoccuparsi per una leadership emergente in così poco tempo.La mia rinuncia ad una simile candidatura, involontariamente, ma forse anche meritatamente, ha dato ancor più visibilità al nostro progetto territoriale Athesis, da tutti i fronti, al di sopra delle posizioni di partito in aree diverse. Ma le posizione del PDL, oggi frutto di una apparentamento che va verso alla fusione di FI con AN e della SVP, sono ben diverse sul tema mistilingui. Diverse anche per dignità di posizione. La SVP, dall’alto del Suo statuto, si rivolge al gruppo etnico tedesco e lo rappresenta.Elena Artioli è il frutto di una famiglia mistilingue, ma dichiarata italiana, dunque, coerentemente, la SVP, in base al suo Statuto, ha difficoltà di farla crescere come candidata alle provinciali.

Elena Artioli, in questo scenario, è pronta a cambiare e dichiararsi appartenente al gruppo etnico tedesco, pur di potersi candidare, Berger no.

Anche il mondo degli elettori tedeschi sembra aprirsi e gradire Elena Artioli in corsa alle prossime provinciali nelle liste della SVP, non si sa se dopo aver virato appartenenza etnica o meno. Con Berger Alberto, Forza Italia ha avuto coraggio di porre come delegato provinciale per Bolzano e Bassa Atesina un mistilingue, dichiarato “tedesco”.AN, in particolare Holzmann, ha espresso invece chiaramente contrarietà che un tedesco sia candidato al Senato. Holzmann sente fortemente la necessità di rappresentare “gli italiani”, non si rifà ad uno Statuto come la SVP, ma alla ragione della creazione del Collegio Senatoriale Bassa Atesina, destinato a dare la visibilità ad un candidato italiano, quindi non ad un mistilingue “tedesco”.Il nascituro Pdl, non mescola con omogeneità le due posizioni di FI e AN e va in contraddizione sul progetto Athesis di un mistilingue e sul suo crescente ruolo politico ufficiale nel partito.Al contrario di quanto non appare in SVP, qui nel Pdl vi è minore coerenza, riferibile ad uno Statuto, forse minore preparazione sul tema, forse la paura di entrare prematuramente in un tema così delicato, in occasione di una campagna elettorale incipiente. E quest’ultima è la posizione di Alessandro Urzì, che sostanzialmente sente come prematuro l’affrontare ora il tema e rimanda. Ma Berger Alberto non vuole cambiare come Artioli la propria appartenenza etnica, Berger Alberto non è stato respinto o rifiutato dal suo partito, Statuto alla mano, in una candidatura, ma è stato boicottato, per motivi diversi.Berger Alberto, ha rifiutato la candidatura, rifiuto motivato con dignità politica. Un po’ diverse quindi le posizioni di Berger ed Artioli, sia nei riguardi della considerazione dei loro partiti, sia nei in riferimento alle posizioni personali assunte, con orgogli diversi.Tutti e due probabilmente orientati a porre lo stesso problema, ma anche e chiaramente con destini diversi. Berger Alberto ha la possibilità di continuare sempre ancora con autonomia a portare avanti il suo progetto Athesis, con una crescente sua visibilità sul portale www.polis.bz.it, che nessuno fermerà e a questo punto lo potrà fare, dopo l’esperienza necessaria in FI, anche come dimostrazione dei limiti delle attuali visioni nazionaliste, con una maggiore visibilità acquisita da una presa di posizione di denuncia a candidature “senza progetto”, pilotate da Roma, senza appartenenza territoriale.Athesis quindi come progetto “Libero” da gabbie etniche e preconcetti, sarà il veicolo di formazione e di avvicinamento alle prossime elezioni provinciali ad autunno e ci arriverà per un processo pre-politico e culturale, che conquisterà la gente, trasversalmente ai partiti, estremi nazionalistici esclusi. Quindi Athesis potrà essere un soggetto politico autonomo o integrato nella politica attuale dei partiti, ma a questo punto non dipende da me, ma dalla maturazione dei partiti.E gli elettori che si avvicinano a noi da tutti i partiti, sanno che il progetto è possibile e lo sostengono, sempre più apertamente. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis


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