L’autonomia da rivedere

giugno 20, 2011

La società athesina  è caratterizzata da più culle etniche, ognuna con sue precise ricchezze culturali, sociali, linguistiche nei diversi idiomi anche dialettali, nella ricca storia di famiglie, tradizioni e costumi.

Basta attraversare le nostre valli, osservare gli innumerevoli resti di castelli e chiesette storiche, di masi sparsi nei paesaggi, che nonostante si immergano nella vita di generazioni passate, sono oggi presenti con la loro operosità anche nell’innovazione dell’agricoltura di oggi.

Sono culle di economia, società e civiltà che hanno caratteri specifici.

Che queste culle debbano preservare le loro ricchezze e quindi le loro caratteristiche e che ciò debba essere tutelato, non ha nulla in se di conflittuale, è insito nel senso di appartenenza ad una società che ha una sua caratterizzazione, un’armonia ed autonomia di espressione che deve essere rispettata, ma anche giustamente valorizzata.

E’ un approccio culturale antropologico, più che politico.

Poi appunto la storia ha mostrato come ideologie nazionaliste possano far prevalere presunti interessi centrali agli interessi territoriali e qui, con l’avvicinarsi della Pentecoste, senza pensare solo al fascismo, possiamo pensare al pericolo dell’invasione delle truppe napoleoniche ed ai fuochi del Sacro Cuore, tradizione che parte dal 1976 e si ripete nel Corpus Domini, il I° luglio di ogni anno.

E’ ovvio che una difesa ispirata da un senso popolare, può organizzarsi, nei momenti di maggiore tensione e sofferenza, attraverso le associazioni ed i partiti politici, che operano quindi anche per il raggiungimento di obiettivi, attraverso le leggi.

Il pacchetto con le norme di attuazione dello Statuto dell’Autonomia, dopo un percorso di quasi 50 anni, è arrivato a formulare un equilibrio, spesso oggetto di discussioni a toni accesi, ma di fatto si è arrivati alla famosa quietanza liberatoria dell’Austria del 11 giugno 1992, ormai quasi vent’anni fa.

Il nuovo Statuto d’Autonomia del 1972, rappresenta senza dubbio la più importante conquista per la Provincia, sia dal punto di vista politico che culturale, che sociale ed economico e sigilla la chiusura di un epoca.

Oggi io credo si possa con onestà dire che esistono dei problemi nella nostra società ben più importanti che non il disagio etnico, basti pensare alla crisi economica, ai problemi dei giovani e del loro futuro nel mondo lavoro, al futuro delle famiglie, ai rischi relativi alle fonti energetiche ed alle risorse naturali, ecc.

Oggi la nostra società organizzata, in una reale democrazia di espressione, può calare la “guardia” etnica, perché non sta più qui la minaccia.

Oggi tutta la società del nostro territorio può trovare nell’Autonomia della nostra Provincia e Regione valide motivazioni per un impegno costruttiva alla difesa delle proprie ricchezze e prerogative.

Ecco perché io credo sia il tempo di rivedere il concetto di “minoranza” da tutelare.

Quindi non ha senso eliminare i gruppi etnici, se esistono come culle ricche della nostra società, non ha senso crearne di nuovi, per i mistilingue, se essi preservano i nostri caratteri autocotoni.

L’aspettativa di un gruppo etnico mistilingue si cala sull’esistenza di protezioni etniche e proporzionali, ma può essere superata dal ridimensionamento di tutele oggi non più così necessarie.

Eliminiamo quindi i fronzoli di inutili privilegi o divisioni al nostro interno, che sono “gomitate” tra di noi ed allora sì che può bastare il dichiarare qual’è la propria lingua primaria e quali le lingue conosciute.

Ma quando ne parliamo e con chi?

Alberto Berger – Presidente laboratorio Athesis – innovatori e mistilingue nel Popolo della Libertà

 


MISTILINGUE: Caro Drumbl, è un problema diverso

giugno 20, 2011

Nel rispetto della sua impegnata ricerca di sempre di dare il giusto valore ad una didattica linguistica orientata al plurilinguismo individuale e quindi della sua vita scientifica spesa nel cerca di promuovere l’insegnamento delle “lingue”, anche nella ricerca sulle migliori modalità di trasmissione della lingua tedesca in Italia, mi permetto di condividere solo in parte il Suo intervento “Mistilingue, una visione separatista”.

I mistilingue non sono certo alla ricerca di vantaggi in relazione ad una loro presunta maggiore competenza linguistica. Non esiste in loro il senso di superiorità ricercata, alla quale Lei fa riferimento.

Per me e per i mistilingue, come per qualsiasi altro uomo di cultura, degli affari, aperto ai confini, la pluralità di conoscenza linguistica è una necessità e convinzione, che porta in sé la possibilità di comunicare, di apprendere, di vivere delle sensazioni dirette nell’immersione di un’orchestra di sensazioni nelle quali anche l’espressione non solo linguistica, ma anche il tono, la cadenza e quant’altro, possono essere parte di un’armonia di immersione in situazioni diverse, in paesaggi e quindi vita nell’insieme.

La conoscenza delle lingue avvicina e dà espressività e quindi è una componente dell’uomo nella sua completezza. Certamente può rappresentare anche opportunità, ma meno o per nulla dei diritti.

Il tema dei mistilingue in Alto Adige emerge su un altro livello di osservazione, laddove la nostra autonomia prevede delle tutele particolari per le minoranze linguistiche e per riferirmi al secondo punto del Suo intervento, esse non sono invenzione dei “mistilingue”, ma sono definite “conquiste” di anni di battaglia politica territoriale.

L’ottenere case popolari, mutui, riconoscimenti sociali o carriere diverse o anche politiche, non sono conquiste dei mistilingue e come tali quindi privilegi ad essi concessi o migliori privilegi  ottenibili grazie al loro essere “tri-lingui” nativi o meno, ma nemmeno voluti, nella ricerca di uno “Status” di vantaggio o protezione.

E’ necessaria una nuova analisi dell’impianto normativo autonomistico che da tutte le parti, dalla stessa SVP, è ritenuto oggi superato e da rivedere che è sempre rimandata.

Ciò è dovuto certo alla situazione politica romana, piuttosto che al grande frazionamento del mondo italiano locale, ma anche alla continua provocazione mediatica su tematiche etniche che viene sostanzialmente sempre da chi ha maggiormente interessa a dividere, invece che accomunare in uno spirito costruttivo.

Ora siamo davanti al censimento e certo, il doversi classificare “italiani”, “tedeschi”, “ladini”, o “altri”, non coglie a mio avviso l’esigenza di una società culturalmente e linguisticamente ricca come la nostra, laddove se di protezione si deve parlare è certo dell’autonomia nel suo insieme, nelle prerogative territoriali particolari, ma molto meno al suo interno tra i diversi gruppi etnici, nelle varie forme di osmosi realmente sviluppatesi negli anni.

Non sono convinto della necessità di un nuovo gruppo “mistilingue”, ma certamente di dover rispettare maggiormente la loro innata vita di “convivenza” culturale e linguistica, non relegandoli tra gli “altri”, con tutto ciò che ne deriva.

Io cerco di poter essere  “mistilingue”, non nel solo senso linguistico, ma di immersione globale nella nostra ricchezza territoriale, italiano e tedesco insieme, come sono.

Quindi Athesino! Non certo Mischling, nel senso, spesso negativo, attribuito a questa definizione.

E quindi “non sono altro”!

Se poi l’essere etnicamente classificati dall’una o dall’altra parte sposta percentuali di assegnazioni di posti di lavoro o altro, ma anche di “poltrone” politiche, o conferisce diritti di elettorato passivo, sempre nell’ottica di una difesa di minoranze, ciò non è voluto dai mistilingue ed è forse da rivedere.

Per me ciò che conta è di costruire autonomia Athesina all’interno della quale gli autoctoni convivano sentendosi tutti parte di un progetto, dove nessuno prevarica nessun’altro e quindi nemmeno possiede “privilegi”.

Più che reintrodurre quindi nuovi gruppi, rivediamo il significato della “minoranza territoriale” e delle “protezioni etniche”.

Ma ciò è un lavoro da affrontare insieme, come propone Athesis da sempre.
 
Rimando ancora ai seguenti miei interventi :

Dott. Alberto Berger – Presidente di Athesis


Se fosse così semplice! Analisi incompleta!

marzo 20, 2008

Non c’è dubbio che la presenza dell’on.Sandro Bondi ieri a Bolzano abbia segnato una svolta nel rapporto politico con il nostro territorio.

Ed ancora una volta una svolta Romana, calata dall’alto, non scaturita dalla maturazione interna di un partito e delle sue linee politiche locali, immerso in un territorio del tutto particolare, quale la nostra terra Alto Adige – Südtirol, la terra di Athesis, la terra lungo l’Adige e tra i monti. 

Non ci è dato di capire quanto Michaela Biancofiore ed il suo “mentore” Franco Frattini ora “deportati politicamente”, come scrive un quotidiano oggi, abbiano potuto partecipare a Roma a questa evoluzione o giro di boa, quanto certamente abbiano lottato per “far valere” ancora la propria visione.

Non ci è dato di capire quanto l’on. Nitto Palma, nominato da mesi da Roma reggente del partito FI in Alto Adige, “autosospendendo” Michaela Biancofiore, abbia poi partecipato, come è logico dall’alto del suo incarico, nel trasferire ancora a Roma le sue impressioni, dopo i diversi, “fugaci” colloqui in Alto Adige.Non ci è dato di capire quanto l’on. Giorgio Holzmann , abbia contribuito, nelle lunghe sue giornate a Roma, nel far valere una sua visione sulla situazione locale, visione sempre e comunque di una sola corrente del suo partito, comunque uscito da un duro confronto con la linea diversa dell’attuale coordinatore provinciale Alessandro Urzì.

Non ci è dato di capire quanto i diversi e noti colloqui a Roma tra Berlusconi, pranzi o cene comprese con l’on. Thaler Ausserhofer, od ancora più recentemente i vari colloqui triangolari SVP-AN-FI, abbiano portato alla “svolta collaboratrice” tra il Pdl e la SVP locale, come risultato finale di nuove strategie, maturate centralmente e calate localmente.

Non ci è dato di capire infine, quanto tutta questa trasformazione, ricca di passioni da un lato e di vittorie dall’altro, sia stata gestita da tutti gli attori sopra nominati, solo all’interno della “stanza dei bottoni”. 

Ma chi ha perso non è a mio avviso Michaela Biancofiore o Franco Frattini, non ha vinto Giorgio Holzmann o la SVP con lui, non serve una “benedizione “ chiarificatrice dell’on. Sandro Bondi di ieri ai nuovi candidati alla Camera del Pdl, non serve presentare la tenacia e la capacità al dialogo dell’on. Manuela di Centa, o del giovane valtellinese del Tenno, politici certamente validi, ma nuovi ai problemi di questa terra, nella quale devono respirare l’aria per percepirne le sue infinite anime. 

Ha perso la nostra terra in generale, ha perso la politica romana e quella locale. 

E’ il metodo che non va, perché manca dell’anima, la terza dimensione.

Questa è la responsabilità dei “capi”, tutti, nessuno escluso. 

Sono un imprenditore, un uomo di organizzazione e comunicazione e come tale, sia quanto opero per la mia azienda che nella consulenza ai miei clienti, devo saper “ascoltare”, “cogliere e sintetizzare” le espressioni interne. Più vivace è la partecipazione, anche pluri “passionaria”, più essa rappresenta l’espressione multiedrica se sottoposta una “forza mediatrice”, moderata dalla sintesi di chi coordina.I Valori della Costruzione del Bene Comune, il rispetto e l’ascolto, ma anche la tenacia e la responsabilità, sono le leve che attivano le “giuste e condivise scelte”. 

Poca, assolutamente poca la condivisione con la base territoriale, perché sapendo ascoltare, sapendo osservare, con animo aperto “di chi non sempre si difende o attacca”, ma di chi vuole capire, si capisce come la nostra terra, ha le capacità per governare la sua Autonomia, nel dialogo con tutte le forze politiche. Ma dialogo di carattere, dialogo competente, dialogo da diverse posizioni e rappresentando diverse posizioni con responsabilità.

Tutto questo e la visione del Focus di Athesis, ma anche con metodo, esperienza valori, professionalità, anima multietinica, sono stati il mio apporto con passione a FI ed al Pdl. Tutto questo cassato da una giostra romana, che non posso condividere sia liberatrice ed apra gli orizzonti.Ritengo che ciò coinvolga anche la serietà dell’SVP e dei suoi sostenitori, che cerchino per piacere i riferimenti locali, senza sempre fare “la spesa a Roma”, oggi con il Centro-Destra, ieri con la Sinistra,Perché anche localmente ci sono competenze, anime e passioni che possono costruire l’Autonomia territoriale condivisa.

Alberto Berger – laboratorio Athesis


Il “tedesco” candidato in un partito degli italiani

marzo 17, 2008

Gentile dott. Berger,

come sa la composizione etnico-linguistica del Consiglio provinciale incide soltanto sulla proporzionale della Giunta. Un tedesco in più o in meno potrebbe significare un assessore italiano in più o in meno. Ma a parte questo, la composizione del Consiglio non ha alcun riflesso sulla proporzionale generale, per cui non ci sarebbe alcun danno alla “comunità italiana”. Al più, il danno sarebbe alla rappresentanza politica della stessa comunità, ma la cosa riguarda solo le pochissime persone potenzialmente interessate a diventare assessori, anche se a leggere i giornali sembra che la questione del terzo assessore italiano sia un elemento determinante per il “disagio”…

Ciò detto, ovviamente queste vicende possono sempre prestarsi a strumentalizzazioni politiche, in un senso o nell’altro, come del resto più o meno ogni tema. Ma è anche chiaro che rimane una questione limitata a quegli italiani che sono in Consiglio (e poi in Giunta) provinciale, dunque non è precisamente un problema di ordine generale, per quanto capisco bene che possa essere politicamente sensibile.

Personalmente ritengo che non sarebbe male sparigliare un pò le carte: magari con un bel ticket con la Artioli (una italiana nelle fila della SVP, un tedesco in quelle del centro-destra), la questione dei mistilingui (e più in generale di chi ha un approccio non rigido all’appartenenza etnica) potrebbe diventare molto trasversale e acquisire maggior peso politico. Allo stesso tempo, pur essendo adesso all’estero, mi pare di capire che il clima politico non sia (ancora?) particolarmente favorevole a questi sviluppi.

Intanto i migliori auguri per l’iniziativa, spero a presto.

Con i più cordiali saluti

Francesco Palermo

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From: Alberto Berger – Polis [mailto:alberto.berger@polis.bz.it]

Sent: Sun 16/03/2008 08:59

To: Palermo Francesco

Subject: Il “tedesco” candidato in un partito degli italiani

Caro Francesco Palermo

Mi rivolgo a Te per un aiuto nel chiarire se una mia elezione ( è un ragionamento puramente teorico sollevato in una discussione tra amici)  in Consiglio Provinciale, come “tedesco”, danneggerebbe la comunità italiana.

Si dice che purtroppo la proporzionale sposterebbe il numero di dipendenti pubblici da poter assumere e qui AN ha già annunciato di essere quindi contraria ad una mia candidatura.

Le mie recenti esperienze per quanto attiene alla candidatura al Senato, hanno dimostrato quanto influente può essere questo pensiero, se cavalcato da una leadership al momento emergente, quale quella di Giorgio Holzmann.

Capisco che queste problematiche hanno un loro peso, ma credo si debba trovare anche il coraggio di non subire, ma inquadrare correttamente il tema nel suo complesso, per poi promuovere altre soluzioni.

La mia impressione è che sempre più la gente rifiuti le barriere etniche e credo che la figura di un candidato, per ciò che rappresenta la sua storia di vita, la sua immagine, i suoi valori ed il suo impegno prevalgano rispetto alle vecchie armi di battaglia, specialmente, come nel mio caso, si rilevi l’impegno a volere costruire un’autonomia territoriale condivisa, che appassioni e leghi insieme popoli diversi come comune ricchezza e non minoranza.

Il mio desidero è di proseguire per il mio percorso, per ora come associazione pre-politica Athesis e quindi sarei ben lieto di potere eventualmente vedere anche la tua costruttiva ed esperta partecipazione.

Per il chiarimento che mi aiuterai a darmi, Ti ringrazio anticipatamente.

Cordiali saluti

Alberto Berger


Il mistilingue scomodo

marzo 17, 2008
Le mie recenti vicende politiche, la mia candidatura al Senato in Bassa Atesina sfumata all’ultimo momento per una candidatura alla Camera “defilata”, come hanno scritto i giornali, ha evidenziato il problema che è stato il forse il motivo più importante della mia rinuncia, forse coraggiosa e forse clamorosa.
Lo ha anticipato in maniera cruda Giorgio Holzmann quando di recente ha esordito sui giornali che con la mia candidatura al Senato, in un partito italiano,  “si rischia di fare peggio del PD che ha consegnato il seggio ad Oskar Peterlini”.Non siamo molto lontani da quelle posizioni di “gabbie etniche” oggi denunciate in seguito agli interventi dell’SVP, in relazione alla protezione da introdurre nelle scuole materne, rispetto al presunto inquinamento linguistico.Il tema emerge quindi anche in relazione al rapporto di Elena Artioli con il suo partito SVP, che rifiuta di considerarla degna ad una candidatura alle provinciali, perché dichiarata italiana. Mentre però la SVP di rifà ad uno Statuto del proprio partito, non così succede per il mondo politico così detto “italiano”, che però similmente si divide tra due posizioni: quella che vede la necessità di un “partito di raccolta degli italiani” a difesa dei diritti degli italiani, l’altra posizione ben più moderna ed evoluta di chi vede oggi la necessità di superare le gabbie etniche a favore di un’appartenenza territoriale rispettose di diverse origini storiche, culturali, linguistiche, vedi il Focus della nostra associazione Athesis. Io, Alberto Berger, non ho assolutamente intenzione, contrariamente a quanto annunciato da Elena Artioli, di cambiare dichiarazione di appartenenza etnica.Lo Statuto dell’Autonomia e quindi gli scenari normativi locali ci hanno imposto di schierarci in gruppi etnici ed hanno definito una proporzionale attribuzione di opportunità e diritti ai differenti gruppi così misurati.La scelta è stata difficile, per appartenenti a famiglie miste, spesso frutto anche di opportunismi, ad esempio per le necessarie dichiarazioni di cittadini esteri, che assumono la cittadinanza nelle nostre terre. E’ indubbio che vivo con sensibilità questa situazione, da tedesco dichiarato, nei tempi di una mia maggiore immersione nel mondo culturale e sociale tedesco, ma da mistilingue forse oggi più italianizzato rispetto alla mia anima tedesca. Una ricchezza interiore che si trasforma, in particolari momenti della tua vita, specialmente nei riguardi della società, in motivi di stress e tensione. E partiamo pure dal mio impegno politico sostenuto proprio da questa mia visione di superamento dei confini di queste separazioni, per valorizzare le diverse anime come ricchezze, senza minoranze, nella varietà delle culture e delle espressioni dei mondi diversi di origine etnica.Un approccio antropologico positivo di condivisione nella diversità, di ricchezza nella diversità. Ma nel contesto della distribuzione proporzionale di opportunità in funzione della dichiarazione etnica, ci si chiede se Alberto Berger, dichiarato tedesco, ma di animo aperto, rappresentante delle aspettative di apertura interetnica, attivo in un contesto politico più vicino all’ascolto ed alla rappresentanza delle istanze di difesa del mondo italiano, nell’ipotesi di una sua elezione al Senato o semplicemente in una carica politica in Provincia, possa nuocere all’uno o all’altro gruppo. E’ una domanda aperta che vuole sollevare un dibattito tecnico, sulle normative attuali in vigore, ma anche rivolgersi alla sensibilità dei potenziali elettori per capire se effettivamente prevale la preoccupazione che io possa nuocere con la mia azione politica il gruppo etnico italiano, come un certo orientamento di pensiero tende a sottolineare. Io sono convinto che i  nostri elettori si sono oggi evoluti, specialmente se guardano al futuro dei loro figli e non si lasciano influenzare più di tanto da prese di posizione “etniche” e tendono a premiare chi si impegna nel superamento di “barriere” anacronistiche. Certo, si dovranno rispettare anche posizioni più rigide, nazionalistiche, ma così come me, molti e sempre di più e mi riferisco primariamente agli autoctoni, ma con una chiara visione di un problema importante che si avvicina per la presenza di cittadini “del mondo” che si radicano con le loro famiglie nelle nostre terre, trasformano limiti di difesa in ricchezze da condividere. Ma è un dibattito che volentieri sollevo pubblicamente, tra la gente e nel mondo politico. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis


La SVP raccoglie le statistiche sulla situazione di bambini italiani negli asili tedeschi

marzo 17, 2008

Nel 1958 e sono passati parecchi anni, così come erano altri anni, figlio di padre tedesco e di madre italiana, come tutte le famiglie, anch’io sono entrato in un asilo.  Italiano il primo anno, tedesco, a Gries il secondo anno, quasi come anticamera per le scuole elementari tedesche alle Rosmini, che quest’anno festeggiano 100 anni di vita. Non ricordo traumi particolari sulla mia pelle, ma ricordo bene la mosa al latte e la cioccolata gratuggiata, che la Tante Gerlinde ci offriva a merenda. Allora in questa esperienza mistilingue, eravamo forse mosche bianche. Poi le scuole elementari tedesche fino alla quarta ed il passaggio alla quinta, alle elementari Longon.Una passeggiata che ha richiesto qualche fatica, specialmente per i miei genitori e qualche fatica nell’orientamento linguistico certamente per me. Erano allora i primi abbozzi di teorie per l’apprendimento precoce delle lingue.Il mio percorso scolastico è proseguito più o meno così fino al liceo, con scuole pubbliche e private in lingue diverse, che si alternavano la mattina ed il pomeriggio. Non certo facile, ma un tentativo che mi ha permesso di apprendere le lingue, ma anche di immergermi nel pensiero nella cultura e tradizioni di due mondi della nostra terra. Un salto agli anni 80 e 90 con i miei figli. Prima Christian, poi Elisa ed infine Anna. Padre mistilingue, madre italiana. La nostra decisione fu diversa: solo scuole tedesche, dall’asilo alla fine del liceo e così  è stato. Poi il passaggio per i primi due figli all’Università italiana, con la terza si vedrà. Nell’esperienza quindi vissuta ho maturato concretamente alcune convinzioni ed oggi ritengo che sia giusto rispettare la preoccupazione che una scuola, italiana o tedesca, debbano prevalentemente poter completare al meglio la formazione nella lingua primaria, salvo affiancare l’apprendimento della seconda lingua italiana o tedesca che sia e se del caso una terza lingua ancora, come l’inglese. Il che significa che è bene che esistano, come prevede l’art. 19 dello Statuto d’Autonomia, le scuole italiane, tedesche e ladine, nelle quali seguire un percorso di apprendimento linguistico e culturale relativo alla propria lingua madre.Il forzare la mano nelle scuole, da quelle dell’infanzia a quelle successive, inserendo bambini provenienti da famiglie di gruppi etnici e lingue diverse, crea problemi per gli insegnati, per i programmi di studio e quindi lecite preoccupazioni. Ma il tema non si esaurisce qui : al di là quindi di una pulizia teorica del concetto nell’art. 19 dello Statuto d’Autonomia, si deve poter evolvere verso un modello di immersione ed integrazione linguistica, come libera scelta educativa, che genitori di famiglie mistilingue o meno, in relazione alla propria formazione o propensione, a diverse teorie e visioni per il futuro dei propri figli. Se ho un’osservazione da fare, in relazione all’esperienza mia personale ed a quella dei figli è che una forzatura nel rendere più “aperte” le attuali scuole, inserendo alunni ed alunne provenienti da famigli di nuclei linguistici diversi, rischia di trasferire sui giovani tensioni di un problema non risolto e sono proprio i giovani a subire dei traumi che possono evolvere poi in un rifiuto a continuare l’esperimento. Molto meglio definire la presenza di strutture scolastiche distinte e nuove, con docenti e programmi, orientati a modelli didattici moderni di integrazione linguistica, dove chi si iscrive o chi vi insegna, ha già compiuto quella maturazione e quel salto mentale che supera la “barriera etnica di difesa”, come libera e convinta scelta. Se poi la nostra società, di fronte comunque ad un crescente pluralismo etnico derivante dalla europeizzazione o globalzzazione saprà estendere queste esperienze, io troverei comunque sempre giusto garantire anche la scuola “pura” prevista oggi. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis 


Berger ed Artioli, fronti diversi, ma identico destino?

marzo 17, 2008
Parto dal fondo dell’interessante articolo di oggi su Gabriele di Luca sul Corriere dell’Alto Adige:no, la “vecchia politica” non lascia il campo alla sfiducia che qualcosa possa sul serio cambiare, anzi, stimola a reagire e ad impegnarsi ancora di più, con coerenza, dignità ed immagine.Sembra strano, ma Michaela Biancofiore voleva “regalarmi visibilità” in una posizione “defilata” alla Camera. Un regalo ad una “persona per bene”, che meritava una visibilità marginale, come gratificazione marginale, per colui che è da poco in FI e non “ha pazienza”. Poco contava il nostro progetto Athesis, forse poco capito, o forse troppo capito, con una sua autonoma visibilità e dignità, al punto da preoccuparsi per una leadership emergente in così poco tempo.La mia rinuncia ad una simile candidatura, involontariamente, ma forse anche meritatamente, ha dato ancor più visibilità al nostro progetto territoriale Athesis, da tutti i fronti, al di sopra delle posizioni di partito in aree diverse. Ma le posizione del PDL, oggi frutto di una apparentamento che va verso alla fusione di FI con AN e della SVP, sono ben diverse sul tema mistilingui. Diverse anche per dignità di posizione. La SVP, dall’alto del Suo statuto, si rivolge al gruppo etnico tedesco e lo rappresenta.Elena Artioli è il frutto di una famiglia mistilingue, ma dichiarata italiana, dunque, coerentemente, la SVP, in base al suo Statuto, ha difficoltà di farla crescere come candidata alle provinciali.

Elena Artioli, in questo scenario, è pronta a cambiare e dichiararsi appartenente al gruppo etnico tedesco, pur di potersi candidare, Berger no.

Anche il mondo degli elettori tedeschi sembra aprirsi e gradire Elena Artioli in corsa alle prossime provinciali nelle liste della SVP, non si sa se dopo aver virato appartenenza etnica o meno. Con Berger Alberto, Forza Italia ha avuto coraggio di porre come delegato provinciale per Bolzano e Bassa Atesina un mistilingue, dichiarato “tedesco”.AN, in particolare Holzmann, ha espresso invece chiaramente contrarietà che un tedesco sia candidato al Senato. Holzmann sente fortemente la necessità di rappresentare “gli italiani”, non si rifà ad uno Statuto come la SVP, ma alla ragione della creazione del Collegio Senatoriale Bassa Atesina, destinato a dare la visibilità ad un candidato italiano, quindi non ad un mistilingue “tedesco”.Il nascituro Pdl, non mescola con omogeneità le due posizioni di FI e AN e va in contraddizione sul progetto Athesis di un mistilingue e sul suo crescente ruolo politico ufficiale nel partito.Al contrario di quanto non appare in SVP, qui nel Pdl vi è minore coerenza, riferibile ad uno Statuto, forse minore preparazione sul tema, forse la paura di entrare prematuramente in un tema così delicato, in occasione di una campagna elettorale incipiente. E quest’ultima è la posizione di Alessandro Urzì, che sostanzialmente sente come prematuro l’affrontare ora il tema e rimanda. Ma Berger Alberto non vuole cambiare come Artioli la propria appartenenza etnica, Berger Alberto non è stato respinto o rifiutato dal suo partito, Statuto alla mano, in una candidatura, ma è stato boicottato, per motivi diversi.Berger Alberto, ha rifiutato la candidatura, rifiuto motivato con dignità politica. Un po’ diverse quindi le posizioni di Berger ed Artioli, sia nei riguardi della considerazione dei loro partiti, sia nei in riferimento alle posizioni personali assunte, con orgogli diversi.Tutti e due probabilmente orientati a porre lo stesso problema, ma anche e chiaramente con destini diversi. Berger Alberto ha la possibilità di continuare sempre ancora con autonomia a portare avanti il suo progetto Athesis, con una crescente sua visibilità sul portale www.polis.bz.it, che nessuno fermerà e a questo punto lo potrà fare, dopo l’esperienza necessaria in FI, anche come dimostrazione dei limiti delle attuali visioni nazionaliste, con una maggiore visibilità acquisita da una presa di posizione di denuncia a candidature “senza progetto”, pilotate da Roma, senza appartenenza territoriale.Athesis quindi come progetto “Libero” da gabbie etniche e preconcetti, sarà il veicolo di formazione e di avvicinamento alle prossime elezioni provinciali ad autunno e ci arriverà per un processo pre-politico e culturale, che conquisterà la gente, trasversalmente ai partiti, estremi nazionalistici esclusi. Quindi Athesis potrà essere un soggetto politico autonomo o integrato nella politica attuale dei partiti, ma a questo punto non dipende da me, ma dalla maturazione dei partiti.E gli elettori che si avvicinano a noi da tutti i partiti, sanno che il progetto è possibile e lo sostengono, sempre più apertamente. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis


Identità di un popolo, formula per non difendersi, ma per partecipare ed agire

settembre 1, 2007

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Identità di un popolo, formula per non difendersi, ma per partecipare ed agire

di Alberto Berger – sabato 01/09/08

Di fronte a nuovi annunci, che parlano insistentemente della necessità di una “forte aggregazione in area moderata”, alla ricerca di “nuovi principi per un’autonomia altoatesina più moderna ed equilibrata”, anche se il tutto suona “nuovo”, non dice molto perché a mio avviso manca il vero “nuovo messaggio”, se non si pone al centro il Popolo che cerca, condivide con equilibrio, una nuova e più moderna autonomia.

E’ la passione dell’appartenenza ad una terra ed al suo destino, che muove a partecipare ed agire.

E questa terrà è la nostra, lungo l’Adige e tra i monti, das Land an der Etsch und im Gebirge e Athesis significa il fiume “Adige”, che nasce poco lontano dal passo Resia ed impetuoso attraversa la nostra Regione. Un forte richiamo visivo, non politico.

Solo con un forte senso di appartenenza di un popolo, senza ideologia politica, ma toccando con mano la “propria terra”, possiamo superare la “vecchia e matura”, se non superata autonomia, con una nuova spinta, che non parte solamente dal disagio o dal senso di difesa, ma dal senso di appartenenza ad un futuro da reinventare.

E’ il popolo tedesco che prevalentemente nella nostra Provincia “possiede e lavora” la terra, la terra nei campi e la “tocca con mano”.

Ma anche qui la società evolve, da agraria a commerciale, crescono i servizi ed i giovani non “sentono” più i confini dell’appartenenza o non li hanno mai sentiti.

Ma la passione “per la terra” è comune all’uomo, è sempre latente e la si può risvegliare, ma non con nuove “formule partitiche”, non con nuovi movimenti che riciclano vecchie figure politiche, che mollano il mantello dei partiti per uno “nuovo”, un “nuovo” che si enuncia, moderato, equilibrato, ma con contenuti generici.

Sempre formule, vecchie formule solamente politiche.

Formule e contenuti che sono latitanti, quasi sottointesi.

Non è quel nuovo che richiama, se porta come obiettivo primario il “confrontarsi” e “governare” con la SVP.

Nulla a che vedere  con “appartenenza, come motore per costruire insieme”, se si cerca una strategia politica per condividere “la stanza dei bottoni”, ancor prima di sentirsi insieme popolo, pronto a partecipare per costruire insieme, nella terra di Athesis,

con tutti coloro che ci vivono: italiani, tedeschi e ladini.

Certo sono gli italiani che oggi  sentono meno questa “appartenenza” e devono “avvicinarsi” al nuovo spirito di partecipazione ed è questa la nuova autonomia.

Ai “nuovi” movimenti della Bassa Atesina, ai “nuovi” annunci, ai nuovi Progetti per l’Alto Adige ed a Benussi, alle Alleanze, al nuovo Centro democristiano, rivolgo ancora una volta un caloroso messaggio:

non possiamo chiedere agli elettori di trovare “nuove attenzioni”, dietro a nuove “chimere”, lontane dai partiti tradizionali, che partono da nuove aggregazioni delle stesse persone, che parlano allo stesso modo, con gli stessi metodi di sempre, con gli stessi contenuti “proclami”, spesso proclami generici, che suonano tutti simili e tutti raccontati da tutti, dal Centro Destra e dal Centro Sinistra.

Non c’è nulla di nuovo, se non si chiama al senso di una patria comune, la nostra terra, Athesis, se è la terra lungo l’Adige-Etsch.

Non c’è nulla di nuovo, se non si lavora insieme, attorno ai contenuti che uniscono, creano appartenenza,

Non c’è nulla di nuovo, se si cercano i voti attorno alle persone, come sommatoria per arrivare al “quorum” che conta.

La novità deve essere e quasi lo ammettono tutti, il salire di un livello, il cercare quel valore che porta a valorizzare tutte le diversità ed a difendere l’arcobaleno delle diversità del nostro territorio, così particolare e ricco.

Il condividere, come ci ha insegnato la SVP all’interno del suo partito, valori anche antitetici, ma sovrastati da un’opportunità di comune difesa, deve comunque garantire una dialettica, anche la dialettica dei partiti tradizionali, che ci sono e tutti rappresentano un proprio elettorato.

Un governare insieme quindi un territorio, il territorio di Athesis, nel comune interesse, deve essere possibile, senza alludere con ciò ad un’arresa al partito di raccolta tedesco, ma come invito e possibilità a ricercare sempre di conquistare il dialogo, con la fermezza e la trasparenza dei valori e delle ragioni, come avviene in ogni famiglia, in ogni società che cresce, di fronte ad un’Europa che ci guarda.

E’ quindi ovvio che richiamo al senso di appartenenza alla terra di “Athesis”

Alberto Berger – laboratorio Athesis

   


Un tema scottante : la polizia etnica

agosto 31, 2007

Polizia etnica : è comunque una vergognadi Alberto Berger – venerdì 31/08/07 

Il tema : i cittadini tedeschi e ladini, oltrechè italiani, devono potersi esprimere, da lucidi o da “alticci”, se fermati dalla Polizia, in Val Venosta o a Egna, nella propria lingua.Confrontarsi con le Forze dell’Ordine, nel loro difficile lavoro è comunque delicato, specialmente quando si è colti non in regola ed è delicato esprimere “diritti” e “doveri”, come fotografare situazioni, oggetto anche di possibili contenziosi e strascici.Quindi meglio sapersi spiegare ed intendere, siamo assolutamente d’accordo.Ma se il tema è chiaro, se qualche disagio c’è ancora, laddove il tema non sia ancora “naturalmente” a fuoco, importante è capire se esiste “negligenza” o meglio se esiste un impegno al tendere in una direzione. La perfezione non esiste, ma deve esistere chiarezza sugli obiettivi.Ma il fine non giustifica il mezzo ed è una vergogna, se così è, che si “pianifichi” il tranello, che un avvocato consigli di “registrare” i colloqui con le Forze della Polizia. Alla loro insaputa?E’ una vergogna che non ci si dissoci apertamente e non lo faccia anche il presidentissimo  Durnwalder, che invece “sornione” se la ride sotto i baffi, invece di dissociarsi. Perché un avvocato, sebbene degli Schützen, Nicola Canestrini, avrà raggiunto un attimo di notorietà, ma io valuterei se questa è “etica professionale”.Giusto spiegare a Schützen diritti e doveri di tutti, ma il fine non giustifica i mezzi, mezzi “non leciti”, se si registra “all’insaputa”.Ed allora mi schiero decisamente a fianco delle Forze dell’Ordine, ringraziandole di agire con professionalità e disponibilità anche in un territorio che se non è ostile, in questi frangenti è per lo meno particolarmente ostico.Non è necessario far di tutta l’erba un fascio, perché credo che molti tedeschi siano di diversa opinione, abbiano ottimi rapporti con le Forze dell’Ordine locale, persone e famiglie, inserite nel territorio, con la massima disponibilità al dialogo, non certo ad usare la “frusta”.Perché i controlli che tali forze operano, sulla guida in stato di ebbrezza, sulla guida veloce, sul rispetto dello Codice e delle regole, non hanno colore etnico e giovano a tutti, perché se ci scappa il ferito o il morto, non certo ha colore o prevalenza etnica.   Ed io difendo quindi la difficile professione, anche nell’imperfezione da eliminare, nella cura all’avvicinare lingue, da incomprensibili a comprensibili, ma lo scoglio maggiore non è la “Lingua”, ma “l’Animo” e la “barriera”, di chi premeditatamente costruisce lo “scontro”, su base etnica o non si dissocia, ma guarda e tace, o in ruoli di responsabilità “minimizza”, sotto sotto, alla finestra, nel guardare chi “passa”. Durnwalder ed i responsabili politici sono investiti dei compiti di analizzare e risolvere problemi, se operano ai vertici di strutture pubbliche preposte al Governo. Non sono più solo uomini di partito, ma responsabili della gestione pubblica.Escano quindi dalle tane e propongano, prevedendo degenerazioni o esagerazioni, ma anche evitando enfatizzazioni nocive, nocive di una convivenza, propongano metodi per risolvere problemi e qui li seguo anch’io, se però nel loro ruolo, costruiscono e non distruggono per costruire.Perché ciò significa “gestire”, “amministrare”, altrimenti è tutta solo “politica”, “politica lontana dalla gente”, la gente della terra di Athesis. 

Alberto Berger – laboratorio Athesis


La Provincia e le sue scelte

agosto 26, 2007

Dopo i primi due interventi sul tema apro una pagina specifica, per continuare qui la discussione avviata a commento del documento introduttivo “Salve”.

Buona discussione

Alberto Berger


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